Un’opportunità chiamata Unplugged

Oltre al progetto L’albero capovolto l’Istituto comprensivo Falcone e Borsellino di Morlupo ha attivato quest’anno alcuni altri progetti che hanno coinvolto in modo convincente e alternativo studentesse e studenti. Uno di questi è il progetto Unplugged. In questi giorni di riflessione sulle didattiche alternative, la professoressa Antonella Palummieri (con la quale abbiamo collaborato per l’organizzazione del progetto L’albero capovolto) ha scritto per il sito di Contemporanea un interessante resoconto dello svolgimento del progetto Unplugged la cui conduzione è stata condivisa con la professoressa Rosalba Longo. Unplugged è un programma europeo di prevenzione scolastica dell’uso di sostanze psicoattive, inclusi alcol e tabacco.


un articolo di Antonella Palummieri

Venerdì 13 marzo

Sono preziosi i momenti in cui l’insegnante, in classe, può lavorare con i suoi alunni senza passare attraverso le strettoie della valutazione. L’attivazione del Progetto Unplugged nella nostra scuola, l’istituto comprensivo Falcone e Borsellino, nel corrente anno scolastico, ci ha consentito di osservare i ragazzi da un angolo visuale diverso, a volte sorprendente.

Unplugged è un programma europeo di prevenzione scolastica dell’uso di sostanze psicoattive, inclusi alcol e tabacco. Gli adolescenti che fanno uso di queste sostanze sono Unplugged, cioè senza spina, staccati, scollegati: il termine, mutuato dalla musica rock, indica efficacemente la situazione psicologica di chi sceglie comportamenti a rischio che indeboliscono l’energia vitale fino a spegnerla. Il programma, attuato nell’ambito dello studio multicentrico EU-Dap, ha coinvolto sette paesi europei: Belgio, Germania, Spagna, Grecia, Italia, Austria e Svezia. Si rivolge ad adolescenti di età compresa tra i 12 e i 14 anni, perché questa è l’età in cui i ragazzi si avvicinano a queste sostanze. Nella nostra scuola sono state coinvolte le classi seconde: per la IIB e la IIC a sviluppare il programma è la professoressa Rosalba Longo, per la IIA la sottoscritta.

Unplugged si basa sul modello dell’influenza sociale: i comportamenti dei ragazzi, come sappiamo,sono determinati dalla pressione sociale, quindi dalle opinioni e dagli atteggiamenti del gruppo dei pari, così come dalla percezione soggettiva sull’uso di sostanze. Per questo non basta informare i ragazzi sui pericoli legati all’uso di droghe e alcol, anzi: i programmi di prevenzione basati esclusivamente sulla diffusione di conoscenze si rivelano inefficaci, se non controproducenti. I danni alla salute appaiono lontani, proiettati in un futuro che i giovanissimi non riescono quasi a immaginare. E’ decisamente più forte il fascino trasgressivo che le sostanze esercitano sull’immaginario giovanile. 

Che fare allora? Quali sono le leve su cui agire? 

La strada è quella di rinforzare le life skill, i punti di forzapensiero critico, pensiero creativo, capacità decisionaliattitudine al problem solving, empatia, autoconsapevolezza. Queste sono le risorse della personalità, le abilità sociali, emotive e personali, i fattori di protezione individuati dall’OMS nel 1998 come argini in grado di riparare l’adolescente, futuro adulto, dalla piena del condizionamento sociale

Secondo gli ideatori del programma non è opportuno chiamare esperti esterni all’ambiente scolastico. Sono proprio gli insegnanti, sempre a stretto contatto con gli adolescenti i più adatti a veicolare i contenuti di Unplugged: il legame affettivo, la conoscenza reciproca sono il canale di trasmissione più efficace. Per far acquisire ai ragazzi le life skill i metodi di insegnamento devono essere interattivi e rispondere anch’essi al modello dell’influenza sociale fondato prevalentemente sui comportamenti. Naturalmente i docenti chiamati all’applicazione del programma Unplugged ricevono un’adeguata formazione, una full immersion di due giorni nel percorso destinato ai ragazzi, unità dopo unità, sperimentando, con gli psicologi della ASL, le stesse attività che verranno proposte agli alunni. Alla conclusione delle giornate di formazione gli insegnanti ricevono un manuale da seguire e i quaderni per gli studenti. Il calendario scolastico delle unità è stabilito dagli insegnanti tenuti anche a inviare ai formatori una scheda di monitoraggio sulla singola attività svolta.

Unplugged offre anche un metodo di lavoro ludico che può facilmente integrare il ventaglio di metodologie normalmente utilizzate dai professori. Gli energizer, o attività stimolanti, incentivano la partecipazione alle attività programmate attraverso divertenti giochi di interazione: occhiolino assassino, macedonia, ballare sulla carta….queste accattivanti parentesi tra le unità programmate aiutano a superare momenti di distrazione e eventuali (ma improbabili) cali di interesse. 

I ragazzi amano Unplugged. Appena entrati a scuola, prima dell’appello chiedono in coro: 

“Oggi facciamo Unplugged?”

Attendono pazientemente l’ora programmata per quell’attività, stanno zitti nel timore di vedere sfumare l’opportunità di una salutare evasione dalla normalità della vita scolastica. E così, quando suona la campanella, in pochi minuti cambia la geometria della classe: i banchi vengono rumorosamente accostati alla parete di fondo e le sedie disposte in cerchio, se l’unità prevede momenti di dibattito, oppure messe da parte con i banchi se invece lo spazio deve essere funzionale alla realizzazione di giochi e attività in piedi. 

I ragazzi sono velocissimi ed efficienti nelle operazioni. 

Quando si apre lo spazio-classe cambia tutto anche per l’insegnante. 

Si capovolge la prospettiva, la cattedra diventa invisibile, è come rovesciare il cannocchiale di Galileo, per ingrandire ciò che è piccolo e rimpicciolire ciò che appare grande. Così gli alunni che quotidianamente si sforzano di essere invisibili per sfuggire alle interrogazioni, nelle sedute di Unplugged cominciano a brillare di luce propria, i più diligenti e attenti sembrano invece fare un passo indietro: ascoltano prudentemente e intervengono con misura. 

Tutti regalano momenti di creativitàsaggezza

Così, ad esempio, parlando di alcolismo, senza rovesciare su di loro valanghe di informazioni, capita che siano loro a raccontare, a fare emergere storie ed esperienze dolorose e perciò più che mai educative per chi ascolta. Si avverte dai toni, dagli sguardi bassi che certi racconti provengono dalla cerchia familiare, ma non si va oltre la genericità dell’esempio. Se gli alunni vanno via da scuola cantando uno strano ritornello “L’alcol è tossico, l’alcol è tossico..!!” probabilmente la freccia di Unplugged ha fatto centro.

Vivo interesse ha suscitato l’unità sul tabagismo che parte dalla verifica delle conoscenze sull’argomento attraverso un test. Le risposte fornite dall’insegnante lasciano i ragazzi a bocca aperta: i dati numerici sui danni da fumo sono vistosamente sottostimati. Anche in questo caso si tratta di riflettere su danni a breve e a lungo termine e, come sempre, a impressionare maggiormente i ragazzi sono i pericoli per i nascituri piuttosto che le patologie in età avanzata; allo stesso modo colpisce più l’effetto denti ingialliti e alito non profumato che la comparsa di rughe precoci dai quaranta in su.    

Ho trovato particolarmente interessante l’unità 4: le tue opinioni riflettono la realtà?  

La scuola contro tabacco alcol e droghe

Questa unità sviluppa il tema del credo normativo, il processo attraverso il quale le opinioni diventano la norma del nostro comportamento. Ma da dove derivano le nostre opinioni? Se sono fondate su informazioni o interpretazioni errate la nostra norma di comportamento saràconseguentemente sbagliata. L’opinione degli adolescenti sull’uso delle sostanze è distante dalla realtà: i ragazzi tendono a sovrastimare l’uso di sostanze tra i coetanei e questo si traduce in emulazione, perché se lo fanno tutti… Le attività previste dall’unità mirano all’esercizio del pensiero critico: agli alunni, divisi in gruppi, si chiede di calcolare in quale percentuale i giovani tra i 15 e i 19 anni fanno uso di sostanze psicoattive – ad esempio alcolici – ogni giorno oppure almeno una volta nella vita etc. I grafici realizzati dai ragazzi vengono poi confrontati con i dati reali provenienti dall’Osservatorio Europeo Droghe Dipendenze (EMCDDA). E’ bello vedere l’effetto sorpresa sul volto degli alunni quando si constata che le loro stime si allontanano sempre per eccesso dai dati reali. Ed è gratificante anche l’entusiasmo con cui i ragazzi propongono di esplorare, con lo stesso metodo, altri comportamenti sociali.

Tra le attività proposte dal percorso Unplugged spiccano i giochi di ruolo che si rivelano utili per osservare i comportamenti dei ragazzi e le loro capacità di comunicazione. Il punto di partenza è l’esperienza reale che i giovani attori hanno il compito di portare in scena. L’insegnante, moderatore e regista, assegna i ruoli e stabilisce le regole in clima sereno e collaborativo. I ragazzi più timidi formano il pubblico e mantengono un ruolo attivo, di critica costruttiva. Le sorprese non mancano. Nella già citata unità sul tabagismo la diatriba in tribunale tra industriali del tabacco e avvocati dei non fumatori è diventata accesissima e il gruppo dei magistrati ha faticato parecchio per riportare l’ordine in aula!

Unplugged è, pertanto, un’opportunità per alunni e insegnanti. Un’opportunità di crescita per i ragazzi che hanno la possibilità di mettersi alla prova e di esprimersi in attività funzionali alla loro maturazione.

Un’opportunità per i docenti che abbandonano temporaneamente il ruolo di misuratori di prestazione e riescono a interagire con gli alunni su un piano diverso e sotto una luce più nitida. Perché anche i prof. , a volte, si sentono un po’ Unplugged.

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